Illusioni sonore: la scala Shepard,

Sapevate che spesso ciò che sentiamo non è l’immagine fedele del suono che il nostro orecchio ha elaborato? Sono molti, infatti, i fattori che influenzano l’ascolto: tra questi ci sono le caratteristiche fisiche del suono, la fisiologia dell’orecchio e l’attività neurale del nostro cervello, che insieme molte volte contribuiscono a creare una vera e propria distorsione del suono che abbiamo udito.

La percezione uditiva, insomma, spesso è ingannevole e non è così raro imbattersi in alcune vere e proprie illusioni acustiche. Una di queste riguarda il campo musicale: è la scala Shepard, anche nota come “canone eternamente ascendente”. Prende il nome dallo psicologo cognitivo che l’ha ideata, Robert Shepard, anche se l’espediente era noto anche a Bach che lo usò nella sua raccolta di opere “Offerta musicale”.

La scala Shepard: quando il suono sale all'infinito

La scala Shepard è un’illusione sonora che si produce quando una scale viene suonata contemporaneamente su ottave differenti, dando l’illusione di una salita continua: si crea cioè l’impressione di un crescendo infinito nonostante in realtà l’ascoltatore stia sentendo la stessa tonalità di partenza. Questo effetto si produce perché le scale suonate hanno un’intensità diversa e variabile, perciò quando una diminuisce l’altra aumenta: in questo modo sembra di ascoltare una sequenza che sale di altezza all’infinito.

La scala Shepard è un espediente molto usato sia in campo musicale che cinematografico, soprattutto per creare una sensazione di tensione crescente:
si presta infatti molto bene a trasmettere sensazioni come paura, ansia e incertezza.
Un grande appassionato della scala Shepard è il regista Christopher Nolan, che l’ha usata ampiamente nei film Inception e Dunkirk. Nel campo della musica vale la pena ricordare l’uso che ne hanno fatto i Beatles nel brano “I am the walrus”, ma un altro esempio celebre è offerto dal brano “Echoes” dei Pink Floyd.

Siete curiosi di sentire qualche esempio di scala Shepard? Allora tendete le orecchie e gustatevi questi video.

Buon ascolto!



Pulire le orecchie ai bambini: ecco come fare

Spesso le mamme si preoccupano quando vedono accumuli di cerume nelle orecchie dei propri bambini, perché lo considerano indice di sporco. In verità il cerume, negli adulti come nei bambini, è un meccanismo di difesa naturale che lubrifica e protegge l’orecchio facendo sì che la sporcizia non entri nel canale uditivo: non è quindi sintomo di scarsa igiene, ma piuttosto uno dei tanti sistemi di protezione che il nostro organismo attiva per impedire l’insorgere di germi e infezioni. Il cerume dei bambini, poi, è molto morbido e tende a uscire dall’orecchio con grande facilità.

Gli accumuli di cerume quindi, lievi o moderati che siano, sono da considerarsi comuni nei bambini di tutte le età e non devono destare troppa preoccupazione; se però per un fattore estetico si ritiene opportuno pulire l’orecchio del bambino, allora è importante è procedere con manovre di pulizia moderate e non invasive. Vediamole nel dettaglio.

Evitare i cotton-fioc: meglio un semplice asciugamano o le gocce auricolari

I bastoncini per le orecchie si dovrebbero usare soltanto per pulire il padiglione auricolare esterno: usarli per pulire l’orecchio in profondità non è una buona idea perché così non solo si rischia di spingere il cerume più in profondità, ma addirittura di perforare il timpano.

Un panno o un asciugamano sono quindi molto più indicati allo scopo: è sufficiente lavare l’orecchio del bambino con un po’ di acqua e sapone delicato e asciugare con delicatezza, senza esercitare troppa pressione. Meglio evitare di usare fazzoletti di carta: un pezzetto potrebbe staccarsi e finire nel condotto uditivo.

Anche il momento del bagnetto offre un’ottima occasione per pulire le orecchie del bimbo: basterà usare una piccola quantità di shampoo o di bagnoschiuma, sempre molto delicati, e procedere al lavaggio. Promosse anche le gocce auricolari: aiutano a lubrificare l’orecchio e facilitano la fuoriuscita del cerume.

Da evitare invece i coni di cera: la loro efficacia è tuttora oggetto di discussione tra gli esperti, senza contare il rischio di ustioni se non li usa con accortezza.

E se si forma un tappo di cerume?

In questo caso, la prima regola è bandire il fai-da-te. I tappi di cerume infatti possono essere la conseguenza di patologie della pelle come dermatosi o psoriasi, così come di disturbi collegati all’orecchio; altre volte invece si formano semplicemente in seguito a un bagno in piscina o al mare. Quale che sia la causa, è molto importante rivolgersi sempre a un otorinolaringoiatra o a un pediatra che procederà a rimuovere l’accumulo di cerume con gli strumenti adatti. In questo modo si eviterà di mettere in pericolo il timpano e il condotto uditivo del vostro bambino.

Come sempre, quando si parla di bambini è sempre bene agire con moderazione. Non eccedete in manovre di pulizia avventate e, se avete dei dubbi, rivolgetevi sempre a uno specialista: saprà consigliarvi nel migliore dei modi.


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Planet Earth 2: i suoni della natura incontaminata

Planet Earth II è una raccolta eccezionale di documentari naturalistici prodotti dalla BBC le cui riprese sono durate per ben 4 anni: probabilmente si tratta di uno dei documentari più interessanti trasmessi quest’anno.

Nelle ultime settimane La BBC ha pubblicato sul suo canale Youtube tutti i rumori raccolti durante le riprese: i suoni della natura e le immagini catturate dai droni e dalle videocamere si snodano in 4 filmati di 10 ore ciascuno, in una poesia che ci porta da vette ad alta quota a deserti infuocati, dalle giungle selvagge alle isole più incontaminate. Questi extra da poco diffusi fanno parte di un progetto che si chiama Real Happiness Project, commissionato proprio dalla BBC: una ricerca che ha coinvolto ben 7.500 partecipanti e realizzata dalla University of Columbia

Non ci resta che augurarvi buon ascolto!
 

I suoni delle montagne

 

I suoni delle isole


I suoni del deserto


I suoni della giungla

Scegliere l’apparecchio acustico: gli aspetti da valutare

Come si fa a scegliere l’apparecchio acustico giusto? È una domanda che molti si pongono prima di acquistarne uno. I fattori da considerare sono diversi: ecco quelli da tenere bene a mente.

Rivolgersi a un bravo audioprotesista

La visita di controllo, condotta da un audioprotesista preparato, è il primo passo verso la scelta di un buon apparecchio acustico: l’audioprotesista infatti saprà valutare il dispositivo più adatto in base al tipo di ipoacusia rilevata; inoltre terrà conto anche delle preferenze personali per quanto riguarda il colore e lo stile dell’apparecchio acustico, in modo da trovare il giusto equilibrio tra estetica ed efficienza.

Capire l’anatomia dell’orecchio

La forma e la dimensione dell'orecchio esterno e del canale uditivo sono fattori che hanno un peso decisivo nella scelta dell’apparecchio acustico. Il controllo dell’audioprotesista ti aiuterà a trovare un modello che si adatti alla tua anatomia.

Tenere conto del proprio stile di vita

La scelta dell’apparecchio acustico è strettamente legata allo stile di vita che si conduce: se si trascorre molto tempo in luoghi rumorosi e affollati o se, al contrario, si passa più tempo in casa o in contesti più tranquilli, il dispositivo dovrà adattarsi al contesto acustico per offrire la migliore esperienza d’ascolto possibile.

Trovare un modello che sia efficace in varie situazioni acustiche

Un buon apparecchio acustico deve agevolare le conversazioni faccia a faccia e le conversazioni telefoniche, oltre a rendere i suoni emessi da radio e TV; inoltre deve funzionare perfettamente anche al cinema e a teatro.

Trovare un modello facile da gestire

Maneggiare e pulire l’apparecchio acustico sono gesti quotidiani da svolgere con la massima cura: le dimensioni e la forma del dispositivo sono aspetti da considerare prima di procedere all’acquisto, perché possono agevolare la manutenzione dell’apparecchio e rendere più semplice la sua gestione.
 

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Inquinamento acustico: ecco come difendersi dai rumori che danneggiano il nostro udito

Difendersi dai rumori che ci circondano non è facile: lo sa bene soprattutto chi vive nelle grandi città. Traffico, luoghi affollati, concerti, rumori ambientali frequenti e ripetuti, sono tutte circostanze e fattori da non sottovalutare perché possono provocare gravi danni all’udito, a volte irreversibili; senza contare che rumori eccessivi possono danneggiare anche altri aspetti della nostra salute perché possono provocare stress, stanchezza, ipertensione e molti altri fastidi.

L’inquinamento acustico, insomma, è un problema reale che negli ultimi anni è aumentato anche a causa dell’enorme diffusione dei dispositivi mobile come smartphone e lettori mp3, il cui uso improprio ha fatto crescere del 30% gli adolescenti a rischio di perdita dell’udito.

Il rapporto tra inquinamento acustico e calo dell’udito è noto da tempo, grazie soprattutto ai numerosi studi comparativi condotti negli anni. Un report realizzato di recente con l’app Mimi ha reso possibile incrociare i dati di oltre 200.000 partecipanti in 50 città del mondo con le statistiche fornite dall'Oms e con i report SINTEF sull'inquinamento acustico: come prevedibile, lo studio ha confermato nuovamente il legame tra inquinamento acustico e calo progressivo dell’udito (per saperne di più leggi il nostro articolo inquinamento e calo dell'udito: esiste un legame?)

Oggi il problema dell’inquinamento acustico continua a essere molto sottovalutato dalla nostra società,  soprattutto perché la perdita di udito connessa all’esposizione eccessiva e prolungata ai rumori è il più delle volte lenta e graduale, e i sintomi che comporta sono spesso ignorati finché il danno non si palesa in modo inequivocabile.

È vero che spesso il rumore proviene da fonti che sono fuori dal nostro controllo, ma è innegabile che noi stessi abbiamo delle cattive abitudini che ci espongono a suoni che possono comportare dei rischi concreti per l’udito: vediamo allora come possiamo difenderci dall’inquinamento acustico nella vita quotidiana.

Inquinamento acustico domestico: come evitarlo

Spesso gli elettrodomestici sono fonte di un’insospettabile quantità di rumore: televisione, stereo, trapani, lavatrici, sono tutti strumenti che – oltre a causare fastidio ai nostri vicini, soprattutto se usati in orari poco consoni – possono influire negativamente sulla qualità della nostra vita.

Il consiglio di Udisens:

Produrre rumori eccessivi può provocare danni all’udito a noi e a chi ci sta intorno: non esagerate con il volume della televisione e dello stereo, evitare di parlare al telefono e guardare la TV contemporaneamente, e usate degli otoprotettori quando utilizzate elettrodomestici particolarmente rumorosi. Se la vostra strada è particolarmente trafficata, valutate se ricorrere a un sistema di fonoisolamento che impedisca la propagazione dei rumori.

 

Inquinamento acustico sul lavoro: come difendersi

Molte persone fanno dei lavori che le espongono a rumori forti e prolungati, basti pensare a chi lavora nell’ambito industriale, militare o anche a chi ha fatto della musica il suo mestiere. La buona notizia è che oggi la normativa sulla tutela dei lavoratori è diventata più rigida, tanto che la perdita dell’udito sul lavoro è considerata a tutti gli effetti malattia professionale.

Il consiglio di Udisens:

Anche in questo caso è consigliabile usare otoprotettori studiati per proteggere l’udito: ovviamente, ricordate di sceglierli in funzione dell’ambiente specifico in cui vi trovate a lavorare.

Sottovalutare i rumori che ci circondano non è mai un bene: ricordate sempre di proteggere le vostre orecchie da contesti acustici particolarmente rumorosi e valutate di volta in volta l'uso di otoprotettori!