Acufeni

Evelyn Glennie: i suoni attraverso il corpo

“Musicista” e “non udente” sono due parole che non ci aspetteremmo mai di trovare nella stessa frase, eppure si tratta della realtà: Evelyn Glennie, che ha perso l’udito all’età di 12 anni, ha fatto della musica la sua professione e grazie al suo talento è diventata la percussionista solista più famosa al mondo. Nel 2015, a 50 anni da poco compiuti, ha ricevuto il prestigioso Polar Music Prize (praticamente il Nobel della musica) e oggi vanta collaborazioni con moltissimi artisti internazionali, da Georg Solti e Seiji Ozawa a Björk, Elton John e Sting. 

Dotata di eccellenti capacità tecniche e di uno straordinario talento musicale, per percepire al meglio le vibrazioni Evelyn suona per lo più scalza, rendendo il suo corpo la cassa di risonanza con la quale distingue i suoni e la loro energia. Una storia di coraggio e tenacia, testimoniata dalle difficoltà che la musicista scozzese ha dovuta affrontare nella sua vita. Così racconta il tentativo di entrare in una delle scuole di musica più prestigiose al mondo: 

La Royal Academy of Music di Londra all’inizio non mi aveva accettato; non considerava che qualcuno con problemi di udito potesse essere impiegato in un’orchestra professionale. Io chiarii subito che la mia intenzione non era l’inclusione in un’orchestra, bensì essere una percussionista solista. Ma anche questo li lasciava perplessi, forse anche di più. Osservai che qualsiasi musicista sarebbe dovuto entrare, senza limiti relativi alle sue condizioni fisiche. Così mi chiesero di fare un’altra audizione totalmente improvvisata e finalmente mi ammisero.

Insignita del titolo di Dame Commander dall'Ordine dell'Impero Britannico, oggi Evelyn Glennie continua a lottare contro ogni forma di convenzione e porta avanti con coraggio la sua missione: insegnare al mondo ad ascoltare.

Fonti:
Repubblica →
Teatri on line →

Acufeni e dolori cronici: due disturbi che hanno qualcosa in comune?

È possibile che due disturbi diversi come gli acufeni e i dolori cronici condividano le stesse basi neurologiche? A suggerirlo è lo studio della Georgetown University e dell’Università di Monaco, secondo cui le reti neurali del nostro cervello sarebbero responsabili della percezione cronica del rumore e del dolore.

Acufeni: esiste un legame con il cervello

I fischi e i ronzii continui percepiti da pazienti affetti da acufene, così come gli apparenti dolori che alcune persone continuano a riscontrare anche dopo l’avvenuta guarigione di una ferita o di un trama fisico, andrebbero cioè ricercati nella riorganizzazione cerebrale a seguito dei danni riportati:

«Alcuni le chiamano sensazioni fantasma, ma esse sono reali, prodotte da un cervello che continua a percepire il danno iniziale perché non è in grado di smorzare le sensazioni. E sebbene si tratti di condizioni molto diffuse, praticamente non esiste cura che intervenga alla radice»

spiega Josef Rauschecker, direttore del Laboratorio per le neuroscienze integrate dell’Università di Monaco. 

Si può sconfiggere l'acufene?

Al momento non esistono terapie risolutive, ma è probabile che la chiave della guarigione sia da ricercarsi proprio nella plasticità del cervello, ovvero nella sua capacità di ripristinare i propri centri di controllo soprattutto grazie a neurotrasmettitori come dopamina e serotonina: l’impiego di farmaci che ne regolino le funzioni potrebbe essere parte integrante di una futura terapia riabilitativa.