Musica

Abbassate il volume! Nuovi standard di sicurezza per i dispositivi audio

Oltre 1 miliardo di giovani di età compresa tra i 12 e 35 anni rischia danni irreversibili all’udito: a dirlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la responsabile sarebbe l’esposizione prolungata ai suoni forti, musica compresa.

È per questo che l’OMS e l'International Telecommunication Union da alcuni mesi hanno introdotto nuovi standard internazionali per dotare tutti i dispositivi audio, smartphone inclusi, di caratteristiche che rendano l’ascolto più sicuro.

Questi standard includerebbero:

  1. La funzione Sound Allowance, ovvero un software che misura il livello e la durata dell’esposizione ai suoni.

  2. Un profilo di ascolto individuale che informi l’utente sulle sue abitudini di ascolto.

  3. Opzioni di limitazione del volume che dovrebbero comprendere la riduzione automatica del volume e un parental control.

  4. Informazioni generali su pratiche di ascolto sicure per tutti gli utenti.

L’Unione Europea nel frattempo si era già esposta sul problema, tanto da essere l’unica ad aver previsto un limite di decibel per i riproduttori audio fissato a uno standard di 85 decibel, con la possibilità di arrivare a un massimo di 100.

Una cosa è certa: è importante intervenire subito perché i casi di problemi all’udito, stando ai dati, sono destinati ad aumentare in modo preoccupante: già 466 milioni di persone in tutto il mondo hanno una perdita dell'udito debilitante, rispetto ai 360 milioni del 2010, e si prevede che il loro numero arriverà quasi a raddoppiare a 900 milioni (1 persona su 10) entro il 2050.


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Illusioni sonore: la scala Shepard

Sapevi che spesso ciò che sentiamo non è l’immagine fedele del suono che il nostro orecchio ha elaborato? Sono molti, infatti, i fattori che influenzano l’ascolto: tra questi ci sono le caratteristiche fisiche del suono, la fisiologia dell’orecchio e l’attività neurale del nostro cervello che insieme, molte volte, contribuiscono a creare una vera e propria distorsione del suono che abbiamo udito.

La percezione uditiva, insomma, spesso è ingannevole e non è così raro imbattersi in alcune vere e proprie illusioni acustiche. Una di queste riguarda il campo musicale: è la scala Shepard, anche nota come “canone eternamente ascendente”.

Prende il nome dallo psicologo cognitivo che l’ha ideata, Robert Shepard, anche se l’espediente era noto anche a Bach che lo usò nella sua raccolta di opere “Offerta musicale”.

La scala Shepard: quando il suono sale all'infinito

La scala Shepard è un’illusione sonora che si produce quando una scale viene suonata contemporaneamente su ottave differenti, dando l’illusione di una salita continua: si crea cioè l’impressione di un crescendo infinito nonostante in realtà l’ascoltatore stia sentendo la stessa tonalità di partenza.

Questo effetto si produce perché le scale suonate hanno un’intensità diversa e variabile, perciò quando una diminuisce l’altra aumenta: in questo modo sembra di ascoltare una sequenza che sale di altezza all’infinito.

La scala Shepard è un espediente molto usato sia in campo musicale che cinematografico, soprattutto per creare una sensazione di tensione crescente:
si presta infatti molto bene a trasmettere sensazioni come paura, ansia e incertezza.

Un grande appassionato della scala Shepard è il regista Christopher Nolan, che l’ha usata ampiamente nei film Inception e Dunkirk. Nel campo della musica vale la pena ricordare l’uso che ne hanno fatto i Beatles nel brano “I am the walrus”, ma un altro esempio celebre è offerto dal brano “Echoes” dei Pink Floyd.

Sei curioso di sentire qualche esempio di scala Shepard?

Allora tendi le orecchie e gustati questi video.

Buon ascolto!




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Quando la verdura suona: the Vegetable Orchestra

Riuscite a immaginare un’orchestra che suona usando solo verdure fresche di giornata? Ebbene, questa orchestra esiste davvero: si chiama “The Vegetable orchestra” ed è nata a Vienna nel 1998. È composta da 12 elementi che con un lavoro paziente
e rifinito trasforma gli ortaggi in strumenti capaci di dar vita a dei suoni molto particolari.

L’orchestra non ha un solo genere musicale di riferimento, ma sperimenta in modo eclettico passando per la musica europea, il jazz, l’elettronica sperimentale e molti altri generi, dando vita a un universo sonoro dalla cifra stilistica davvero unica.
Al termine dei concerti, alcuni strumenti finiscono in cucina per offrire al pubblico
delle zuppe molto gustose. Ecco un assaggio della loro musica!

Spotify crea una playlist per chi ha problemi di udito

Ascoltare musica è un piacere di cui nessuno dovrebbe privarsi, soprattutto chi ha problemi di udito. Ma come rendere facile l’ascolto della musica ai portatori di un impianto cocleare?

L’idea di una selezione di brani musicali studiata per loro arriva da Spotify, il servizio che mette a disposizione musica in streaming e on demand: il progetto è nato in collaborazione con la musicista Johanna Pätzold, esperta di ricerca musicale e lei stessa portatrice di un impianto cocleare.

La musica è una parte fondamentale della nostra vita, ma può essere difficile ascoltarla per chi porta un impianto cocleare» spiega Pätzold. «L’approccio alla musica può davvero fare una grande differenza – prosegue - e inizia proprio ascoltandola.

Ho voluto selezionare con cura diversi brani, sia per autore che per genere musicale, perché ogni portatore di impianto è diverso e ognuno ha il suo gusto musicale. Spero che questa playlist possa aiutare i pazienti e stimolarli ad ascoltare musica, sempre più spesso.

Ecco i criteri che la Pätzold ha seguito per selezionare i brani della playlist:

  1. Musica familiare (per chi ha un impianto cocleare è più semplice riconoscere suoni familiari che hanno sentito più volte.)

  2. Arrangiamenti semplici, con enfasi particolare sulla voce

  3. Numero limitato di effetti sonori speciali, per non distrarre l’ascoltatore

  4. Varietà di generi musicali

  5. Canzoni con testi e contenuti che rispettino le linee guida del Parental Advisory

  6. Brani con l’opzione “testo” attiva su Spotify, in modo da poter seguire il testo durante l’ascolto

Per ascoltare la playlist: digitare “medelcochlearimplants” nella barra di ricerca di Spotify.

Buon ascolto!


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Orecchio assoluto: una questione di DNA?

Avere orecchio per la musica non è da tutti, ma avere l’orecchio assoluto è una vera rarità: a confermarlo è la University of California di San Francisco, il cui studio condotto su circa 2.000 persone tra gli 8 e i 70 anni ne ha evidenziato l’incidenza poco comune.

Ma cos’è l’orecchio assoluto? Si tratta della capacità d’individuare l’altezza di una nota musicale senza averne un’altra di riferimento: secondo la University of California non solo è raro, ma è probabilmente determinato anche da fattori genetici.

Quali sono i fattori che determinano l'orecchio assoluto?

Il test condotto prevedeva che i volontari identificassero 36 suoni elettronici e 36 note eseguite al pianoforte. Le statistiche hanno lasciato ben pochi dubbi: le persone che possono contare sull’effettiva capacità d’identificare correttamente i suoni sono davvero rare, tanto da far pensare a una vera e propria predisposizione genetica.

Quest’ultima, però, potrebbe non essere sufficiente a spiegare il fenomeno perché esistono dei fattori che di certo contribuiscono a rafforzare l’attitudine naturale: una carriera da musicista infatti non è scontata, se la predisposizione alle note non viene adeguatamente coltivata con lo studio; inoltre anche il fattore ambientale è fondamentale: è evidente infatti che chi cresce circondato dalla musica possiede un orecchio più allenato, dunque ha più possibilità di sviluppare l’orecchio assoluto.

Orecchio assoluto e lingue tonali: esiste un legame?

Un altro elemento interessante è che l’orecchio assoluto ha una maggiore incidenza in Asia, in particolare in Cina, rispetto all’Europa e all’America. La ragione è da ricercare nella natura delle lingue tonali, particolarmente diffuse in Asia: il cinese infatti rientra tra queste, ossia è una lingua in cui le parole sono articolate sulla base di variazioni di tono, per cui a un determinato suono corrisponde un diverso significato; la maggiore abitudine a modulare suoni potrebbe quindi aiutare chi padroneggia una lingua tonale a identificare le note con più facilità.

La questione tuttavia è ancora aperta e i ricercatori hanno annunciato studi più approfonditi sul DNA di chi possiede l’orecchio assoluto: il talento musicale, dopotutto, potrebbe essere davvero scritto nel nostro patrimonio genetico.

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